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Archivi per Dicembre 2016

Protetto: Rituale del Sacro Cono, CUA e vari arrapamenti

Dicembre 13, 2016 by admin

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Blocchi e sblocchi

Dicembre 12, 2016 by admin

Ti senti bloccato, frustrato, incapace di realizzarti, hai esperienze di costanti problemi e conflitti che non riesci a risolvere, malattie, sofferenze e morti che non sei capace di sanare?

RALLEGRATI!

Vuoi superare questi blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti?

NON PROVARCI NEMMENO!

Del resto è tutta una vita che ci provi, e prima di te ci hanno provato in tanti per generazioni e generazioni, e nessuno ci è mai riuscito. Il massimo che sei riuscito a fare, o che alcuni sono riusciti a fare, è stato di superare blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti PROVVISORIAMENTE.

Poi blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti sono ritornate. E allora ti sei sentito male, in colpa o hai dato la colpa a qualcun altro, generando ancora più conflitti, problemi, malattie e morti. Tutto questo perché seguiti a credere o qualcuno continua a farti credere (che è poi la stessa cosa) che questi problemi, conflitti, malattie e morti sono un’anomalia, per cui non dovrebbero esserci e se ci sono allora è colpa tua o di qualcuno.

NON C’È NESSUNA ANOMALIA

Non hai fatto nulla di male, né hai alcuna colpa. Al contrario stai funzionando in maniera perfettamente normale. E chi ti fa credere il contrario, o i pensieri dentro di te che ti fanno credere il contrario (che è poi la stessa cosa) fanno pure parte di questa normalità.

Quindi, rallegrati!

Il mondo e la tua vita seguita a essere piena di conflitti, problemi, malattie e morti perché è stata creata proprio per questo scopo. Tutto ciò che vedi e di cui hai esperienza in questo mondo riflette la natura del suo creatore.

Certo, questa affermazione è iconoclasta, inaccettabile, quindi è preferibile lasciarla perdere, perché si tratta di un’anomalia, l’unica anomalia possibile forse.

Quando tu riconosci che questo mondo, e tutto quel che c’è, incluso te stesso (o quel che hai creduto essere te stesso) è così com’è perché è nella sua natura di essere proprio così com’è, per cui tutto ciò che ti proponi o si propongono di cambiare non cambierà davvero mai, se non provvisoriamente, ebbene allora stai attento, perché in questo caso si tratta davvero di un’anomalia.

Se inizi a percepire l’esistenza come sopra, e ci credi davvero, stai in guardia, perché questo non è affatto normale.

Allora, permettimi di salvare la faccia, di rettificare, di cambiare decisamente discorso.

Io qui non sto sostenendo che le cose sono come sopra. Ben lungi dallo screditare il creatore di questa realtà e i suoi onorevoli amministratori, il mio è un atto di omaggio.

Sto illustrando solo una strategia per superare blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti e riuscire così a vivere una vita serena, estatica e piena di letizia. Questo perché ciò è pienamente possibile, ed è pure lo scopo ultimo dell’esistenza e del suo creatore. Forse.

Il primo passo a tale riguardo è accettare pienamente blocchi, frustrazioni, ecc. Riconoscerli come la normalità.

Ti senti bloccato? Questo è del tutto normale, perché di fatto sei un blocco, la tua stessa identificazione con un corpo fisico, una personalità, o meglio con un elemento deittico (vedi articolo sulla “deissi”) è un blocco. Quindi per un essere umano sentirsi bloccato è inevitabile.

Si tratta di accettare questo blocco e quando non ti piace fare in modo di renderlo meno bloccato, passando da un blocco a un altro blocco, fino a quando riesci a sbloccarti.

Ti sblocchi quando non sei più ancorato a un solo o a pochi elementi deittici, a un solo o a pochi pronomi personali, avverbi di luogo e spazio, aggettivi dimostrativi.

Il blocco risiede nell’identificazione con una parte della deissi, quando la tua identificazione comprende tutti gli elementi deiticci ti sblocchi, e non ci sono più blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti, perchè esse possono esistere solo tra le parti della deissi ma non nella deissi percepita nel suo insieme.

Ti sblocchi quando cessi di essere una parte della deissi e diventi la deissi stessa. E allora ti avvedi che ci sono altre deissi oltre alla deissi in cui credevi di esistere. E quindi si tratta di sbloccare anche quelle, ecc.

Con il linguaggio non posso spingermi oltre. Questo è il confine, oltre il quale segue l’esperienza di quanto sopra. E a questa esperienza sei benvenuto e invitato.

Conosci te stesso

Dicembre 10, 2016 by admin

Conosci te stesso? Non conoscerai mai chi sei, a meno che tu non conosca chi siamo noi, chi siete voi, chi sono loro, lei, lui, esso. La vera conoscenza risiede oltre i pronomi personali. I pronomi personali creano la percezione di una realtà separata. Finché ti identifichi con i limiti arbitrari dei pronomi personali, tutta la tua conoscenza sarà dominata da quei limiti. Tutta la conoscenza che otterrai conoscendo te stesso sarà solo quella della tua identità separata, la conoscenza di un’illusione, di un mondo autistico. Conoscere te stesso è una frode. Se davvero vuoi conoscere: conosci e basta!

© Franco Santoro, 2012

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, p. 38.

Parole e impegni

Dicembre 10, 2016 by admin

In questo sito nel giro di meno di due anni sono stati pubblicati più di mille articoli.

Tante tante parole, per molti versi inutili.

Le parole sono solo strategie, non comunicano nulla di veramente significativo, a parte l’invito ad avere un’esperienza diretta. Se non hai un’esperienza diretta di ciò di cui scrivo o parlo, quello di cui scrivo o parlo diventa inutile, anzi dannoso.

Le parole appartengono a linguaggi dualistici, creati per separarci da chi siamo veramente e alimentare un’identità falsa. Talvolta alcune parole esternate con questa intenzione possono aggirare i condizionamenti culturali e risvegliare provvisoriamente chi siamo veramente. Ma poi il sistema linguistico e sociale che controlla la nostra mente dissipa tutto, instaurando nuovamente il suo dominio, a meno che non sei determinato a restare sveglio, a recuperare la tua vera natura e ad avere di essa una costante esperienza diretta.

Per avere un’esperienza diretta occorre abbandonare il mondo delle frasi e interpretazioni già fatte, dei ricettari psicologici e spirituali, di ciò che dicono e scrivono gli altri, non importa quanto saggi e illuminati, per aprirtii a una ricerca pura e priva di pregiudizi. Vuol dire ascoltare e scoprire chi sei veramente, quello che provi dentro anche se è in contrasto con i modelli dominanti, anche se è alieno a tutte le attività e gli impegni che regolano la tua vita.

Se vuoi liberarti, deprogrammarti dall’automatismo sociale, uscire dal letargo generale e svegliarti, scoprendo chi sei davvero, occorre che dai spazio e tempo prioritario alla ricerca del tuo vero sé, compiendo atti concreti ed esclusivi.

Capire chi sei, comprendere il tuo scopo nella vita, non è un attività da svolgere quando c’è tempo, durante le poche vacanze o giorni festivi in cui non devi occuparti di figli e parenti.

Per favore, evita di giustificare la tua impossibilità a trovare tempo per capire chi sei con il fatto che sei pieno di impegni (figli, lavoro, parenti, relazioni, soldi, casa, ecc.), perchè questo è il modo migliore per prenderti in giro.

Gli impegni che ti impediscono di scoprire chi sei veramente sono semplicemente il tuo NO, la tua rinuncia a chi sei veramente. Questi impegni sono la tua accettazione volontaria della condizione di vittima. Sei tu che hai permesso a questi impegni di dominarti. Gli impegni sono anestetici, sostanze tossiche intese a rimuovere la tua chiamata interiore, il riconoscimento di chi sei veramente. Finché ti anestetizzi con gli impegni, non capirai mai chi sei. Ma non solo, diventerai sempre più dipendente dagli impegni.

I tuoi impegni sono la sostanza tossica più letale. Se non trovi la forza, il coraggio, la determinazione di dire NO a questa sostanza, essa dominerà per sempre tutta la tua vita e anche quella degli altri.

Se non sai chi sei, che cosa ci stai a fare qui, ogni impegno che hai non è stato effettivamente preso da te. È stato preso da una parte aliena, estranea a te. Verso questa parte non hai alcuna responsabilità, perché non sei tu. Quindi hai tutto il diritto di dire NO, di cessare ogni impegno che hai preso credendo erroneamente di essere quel che non sei. Forse questo lo pensi da un po’ di tempo, ma hai paura delle conseguenze, di quello che potrebbe succedere, delle persone che se la prenderanno male se tu smetti di essere quel che non sei. Ma tutte queste persone sono nella tua stessa situazione. Hanno paura delle conseguenze, o peggio ancora la paura è così parte della loro vita che non la sentono nemmeno più, non sono in grado di concepire alcuna altra alternativa.

Quando ti fai dominare dagli impegni e dalla paura sei sia un tossico-dipendente sia uno spacciatore.

Allora, come vedi, ancora una volta ho scritto tante parole.

Quanto ho scritto è solo una strategia, ed è per questo che io non dibatto tramite le parole, e trovo inutile rispondere a domande e commenti.

Le parole sono un invito ad avere un’esperienza diretta di chi sei veramente.

A questo scopo offro una serie di opportunità, attraverso vari programmi, formali e informali. Se da tempo senti la chiamata, ma gli impegni te lo impediscono, credo che ci siamo capiti.

Clicca qui per i prossimi eventi.

Deissi

Dicembre 10, 2016 by admin

Non puoi capire chi sei e cosa vuoi veramente, se non capisci chi siete e cosa volete veramente, oltre a chi sono, siamo ed è, e pure cosa vogliono, vogliamo e vuole veramente, incluso anche il dove e quando di ciascuno di questi pronomi personali e altri elementi deittici. Insomma, non potrai capire chi sei finché ti identifichi con la deissi.

La tua intera percezione si fonda sulla deissi. Deissi è un termine della linguistica, derivato dal greco deîxis (indicazione), che comporta l’identificazione costante di soggetti e situazioni spazio-temporali separate. Ogni aspetto della nostra vita è percepito tramite la deissi. La tua esistenza umana si basa sulla deissi. Senza la deissi tu non esisti. Ne deriva che la tua vita in quanto essere umano è frutto di una convenzione verbale. Il linguaggio, il verbo stesso ha creato te e tutto ciò che ti attornia. Come recita il prologo del Vangelo secondo Giovanni (1:1-3):

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

Vi sono tre tipi di deissi:

1) deissi personale: definisce soggetti separati mediante l’impiego di pronomi personali (io, tu, noi, voi, ecc.)

2) deissi spaziale: individua la posizione dei soggetti separati nello spazio, tramite avverbi di luogo (qui, là, sopra, davanti, ecc.) e aggettivi dimostrativi (questo, quello, ecc.)

3) deissi temporale: colloca soggetti separati, insieme alla loro posizione nello spazio, lungo la linearità temporale, mediante avverbi di tempo (ieri, oggi, domani, adesso, ecc.) e la coniugazione dei verbi in base al tempo (futuro, presente, passato remoto, imperfetto, ecc.)

La percezione umana si fonda sulla deissi e non cambierà mai finché rimani nella deissi. Da un lato esiste un’identità separata creata dal verbo, dall’altro esiste un’identità oltre il linguaggio, e di quest’ultima proprio non si può parlare.

© Franco Santoro, 2014
Da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 12-13.

Ignoto

Dicembre 9, 2016 by admin

In questo mondo esistono tanti individui, gruppi, partiti, religioni che sono sicuri di sapere tutto di se stessi, degli altri, della vita e del suo scopo. Forse hanno ragione, ma se uno di loro ha ragione, ne deriva che gli altri hanno torto.

Quando metti da parte i tuoi pregiudizi, le false certezze e i dogmi riguardo ciò che sei convinto di essere, la tua vita si riempie di innocenza luminosa.

Quando ammetti di non sapere veramente chi sei, dove stai andando e da dove vieni, entri in sintonia profonda con tutte le creature viventi.

Allora, ogni respiro diventa un passo verso l’ignoto, che fai sia da soli sia insieme ad altri.

E puoi confidare che l’ignoto, commosso dalla tua innocenza, prima o poi, si rivelerà.

Inferno e paradiso dei viventi

Dicembre 7, 2016 by admin

La nostra più grande sfida in quanto esseri umani è dimostrare in modo pragmatico che la nostra immaginazione, la fantasia e tutto ciò che accade dentro di noi è la nostra vera vita e quanto di più potente esiste e può esistere.

La realtà che consideri reale, quella fisica, è anch’essa un prodotto dell’immaginazione. L’unica differenza è che si tratta di un’immaginazione collettiva di cui siamo vittime.

Come esseri umani ci costringiamo vicendevolmente a immaginare questa realtà, basata sul conflitto, la separazione, l’alternanza tra piacere e dolore, e in cui la fine è sempre la morte e nella maggioranza dei casi la sofferenza.

Esiste un’immaginazione di cui siamo vittime, priva di creatività, perché quanto immaginiamo è già stato immaginato. Questa immaginazione ha prodotto e seguita a produrre questa realtà, che Italo Calvino chiama “inferno dei viventi”. Questo inferno “non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”.

Esiste anche una libera immaginazione, che ha il potenziale di creare un paradiso. Puoi usare questa immaginazione anche da solo, pure dentro all’inferno, e percepirne il potere e la bellezza, nonostante l’inferno.

L’impresa più grande che possiamo compiere come esseri umani consiste nel liberarci da quanto siamo stati costretti a immaginare, dal nostro attaccamento a una realtà immaginata da altri, e iniziare a immaginare insieme il paradiso, dando spazio a il paradiso in ogni momento della nostra vita all’inferno.

Tuttavia, si tratta di riconoscere che il potere dell’immaginazione che sostiene l’inferno è immane. Vi sono aspetti della nostra esistenza che fanno parte dell’immaginazione infernale e che inevitabilmente seguiteranno ad essere allineati con essa, finendo come sono destinati a finire.

Se intendiamo immaginare e costruire il paradiso, occorre che facciamo i conti con l’inferno, che lo accettiamo, spostando tuttavia incessantemente l’attenzione dall’inferno al paradiso. Forse ci vorrà tanto tempo per cambiare le cose. Tuttavia ogni sforzo che facciamo ora riduce il ritardo verso il paradiso.

Nell’inferno trionfa il conflitto, la separazione, l’alternanza tra piacere e dolore, e la fine è sempre la morte.

“Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. (Italo Calvino)

Immacolata Concezione e gravidanza multidimensionale

Dicembre 6, 2016 by admin

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico istituito piuttosto di recente (1854) che sancisce l’immunità dal peccato originale della Vergine Maria sin dal momento del suo concepimento. Secondo la chiesa Cattolica ogni essere umano nasce con il peccato originale e l’unica eccezione a questo riguardo è stata Maria. L’Immacolata Concezione è celebrata come solennità l’8 dicembre ed è associata con le apparizioni di Lourdes che ebbero luogo solo alcuni anni dopo la proclamazione del dogma.
 
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu seguito un secolo dopo (1950) dalla proclamazione di un altro dogma, inevitabile conseguenza di quello precedente. Se Maria era nata senza peccato originale come il Cristo, anche lei similmente deve ascendere con un corpo incorrotto. Da questa constatazione derivò il dogma dell’Assunzione di Maria, secondo cui Maria, concluso il corso della sua vita terrena, salì in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo.
 
Il peccato originale da una prospettiva olistica è la separazione, l’idea di avere un’identità separata rappresentata dal corpo fisico, l’ego.
 
Esseri privi di peccato originale significa non essere stati soggetti alla separazione, mentre togliere il peccato originale vuol dire ritornare alla nostra unità originaria rilsciando l’identificazione con l’ego. Per chi è nato in questo mondo, si tratta di un processo lento.
 
Abbiamo il potere e le capacità di determinare la nostra Immacolata Concezione, aprendoci al seme multidimensionale della vita, impregnandoci di unità e interconnessione, rilasciando la placenta della nostra identità separata e dando alla luce il nostro vero sé multidimensionale.
 
Le relazioni tra esseri umani rappresentano i processi fondamentali di gestazione, nascita e svezzamento della nostra identità multidimensionale.
 
Esse dischiudono l’intento in buona fede della terza dimensione, che è il ventre gestante di una più ampia configurazione, il bozzolo operativo per il recupero dell’anima, l’eliminazione del peccato originale.
 
Esattamente come un feto umano nell’utero recupera ed assimila le componenti che permettono al suo corpo fisico di completarsi ed emergere nella realtà esteriore, la terza dimensione asseconda l’intento di gravidanza sciamanica, che è il recupero e l’integrazione dell’anima frammentata, dando infine alla luce l’identità multidimensionale.
 
Questo processo si sviluppa sia attraverso attività di terza dimensione che multidimensionali, come ad esempio la connessione con creature e ambienti fisici (amici, partners, parenti, colleghi, edifici, paesaggi, ecc.) e luoghi ed esseri multidimensionali (spiriti guida, spiriti totem, graha, antenati, realtà parallele, ecc.).
 
In modo simile, un vertebrato non ancora nato si sviluppa attraverso il contributo della madre (con la quale il feto ha un contatto diretto), e l’ambiente esterno con il quale la madre interagisce, e del quale il feto non è ancora consapevole.
 
L’utero umano è la configurazione appartenente al feto che precede la nostra realtà ordinaria.
 
Il collettivo dei nostri corpi umani compone una creatura multidimensionale non ancora nata, collocata in un utero più vasto, la nostra realtà umana, ed attende la nascita nello scenario multidimensionale, che sta oltre la realtà umana.
 
Questa creatura è un essere collettivo che comprende una rete di individui, un circolo di interconnessione.
 
Questo vasto utero provvede a tutto il necessario per i processi di gestazione, fin quando i tempi sono maturi per il parto multidimensionale.
 
La nascita prevede l’abbandono del ventre umano e l’emersione in una configurazione più ampia.
 
La nostra realtà è un utero multidimensionale, e la sua missione è donarsi incondizionatamente, proteggendo e rafforzando la creatura non ancora nata, conseguendo il suo scopo ultimo di parto e rilascio dalla realtà umana stessa.
 
Un utero allineato con la rete della vita ha una sensibilità funzionale di calcolo del tempo. Sa perfettamente quando l’attimo sta per giungere, e permette quindi l’apertura del passaggio.
 
Ciò che segue poi è lo stadio di svezzamento ed educazione, dove ancora una volta protezione e supporto sono contemplati, con la differenza che il bambino è già al di fuori. Il nuovo essere comincia quindi ad esplorare l’ambiente multidimensionale e a interagire con l’ambiente. Man mano che procede in tal senso egli allarga la consapevolezza di se stesso, poiché distintamente dalla realtà umana, nel multidimensionale tutto è riconosciuto come connesso.
 
Prima del parto, la relazione con esseri conosciuti e sconosciuti rende servizio al processo di gravidanza multidimensionale.
 
I drammi e le ferite, così come i piaceri e le gioie, sperimentate nelle relazioni, sono parte della gestazione multidimensionale.
 
Una madre che è consapevole del processo di nascita sa che il travaglio della gravidanza è necessario per un intento sacro.
 
Per quanto riguarda la gravidanza multidimensionale non esiste la stessa consapevolezza.
 
Ciò che dobbiamo fare come esseri umani è svegliarci, e scoprire cosa sta succedendo al di là della nostra realtà limitata.
 
Siamo tutti parte di un amorevole processo di gestazione.
 
Siamo qui per potenziarci a vicenda, per affrontare il viaggio attraverso l’amore incondizionato.
 
Questo viaggio prevede soste in configurazioni limitate, come l’utero di una donna o quello collettivo della terza dimensione. Sono tutte dimore provvisorie, ed ogni passo di questo cammino comporta complessità maggiori, finalizzato al recupero di ulteriori parti dell’anima.
 
Tutte le sofferenze umane derivano dalla mancanza di consapevolezza di questo processo.
 
La terza dimensione è un utero più ampio, un grembo divino e, in quanto tale, è asservita ad una funzione onorevole.
 
Se accetto questa funzione e mi allineo con la mia vera vocazione di genitore multidimensionale, connettendomi con ciò che è al di là di questa realtà, posso superare la prospettiva dell’utero, volando alto nel cielo e ottenendo la visione più ampia, trovando il mio posto nella rete della vita.
 
La gravidanza multidimensionale comprende una realtà più vasta e riconosce che siamo qui come risultato di un processo attivato da qualche altra parte, in un mondo che esiste al di là della vita ordinaria.
 
La vita fisica è parte di un accordo multidimensionale che coinvolge diversi ambiti.
 
Esiste uno scopo più ampio per quanto riguarda la presenza di ognuno di noi sulla terra, e questo scopo resta oscuro quando perdiamo di vista l’implicazione multidimensionale della vita.
 
Siamo nati in un corpo umano e viviamo su questo pianeta soltanto perché esistono regni invisibili che rendono questo fatto possibile. Questi regni inviano i loro delegati qui per realizzare intenzioni onorevoli e dispensare guarigioni.
 
Le intenzioni onorevoli comprendono il multidimensionale, onorano passato, presente e futuro. Si riferiscono agli eventi presenti nella prospettiva di generazioni passate e future. Riconoscono il passato e il futuro come esistenti contemporaneamente nel presente.
 
Se ci apriamo consapevolmente a questa prospettiva e iniziamo concretamente ad applicarla come base della nostra vita, saremo in grado di capire quando giunge il momento del parto.
 
Saremo in grado di rispondere alla chiamata
 
E la chiamata dimora nell’eterno presente.
 
La chiamata giunge ora!

Il mostro

Dicembre 3, 2016 by admin

indexConsideralo bene il mostro, quel che ti spaventa, turba, mette agitazione, sia che lo incontri dentro di te, nelle tue emozioni e paure, o fuori, in persone e situazioni.
 
Sii cosciente dei mostri più immani che si aggirano nella tua consapevolezza della tua vita. Quali sono i più temibili, quelli che non ti danno tregua o che all’improvviso di tanto in tanto compaiono e guastano tutto?
 
Magari è da una vita che li sfuggi, o che essi ti acchiappano, o che ti arrendi impotente al loro magnetismo, per poi scappare nuovamente da loro e nasconderti nel terrore di incontrarli ancora. Oppure non li hai mai incontrati, ma sai che ci sono, ne hai avuto il sentore tante volte, o li hai rimossi dalla tua coscienza, per te non esistono proprio.
 
Mi spiace guastarti la festa, ma allorché ci avviciniamo al momento più buio dell’anno, mi permetto di dirti che la tua fuga o la tua negazione è vana. I mostri ci sono e avranno alla meglio su di te, alla fine, non importa quanto seguiti a scappare o negare.
 
La tua sicurezza è precaria, provvisoria, così provvisoria, come il tempo di un respiro, perché proprio nell’intervallo tra un respiro e l’altro, in quell’istante di vuoto e assenza, si annidano i tuoi mostri. Mostri che trionferanno inevitabilmente.
 
Allora rassegnati, considerali questi mostri, cominciando dalla sfera stessa del linguaggio, che è quella con cui ti confronto proprio ora mediante le mie parole e il termine stesso, “mostro”.
 
La parola “mostro” deriva dal latino “monstrum”, da “monere” (avvisare), e significa “portento”, “prodigio”. Il mostro, nella sua accezione originaria implica la manifestazione di qualcosa di straordinario, multidimensionale e divino, decisamente fuori dall’ordinario. Il mostro è un avvertimento, un ammonimento per gli esseri umani persi nell’illusione della loro trita realtà illusoria. Quando il mostro si mostra, ci mostra quel che siamo incapaci di mostrare. Il mostro mostra.
 
L’apparizione del mostro suscita un senso di stupore, sorpresa, che n base al nostro stato di coscienza e negazione della realtà dell’esistenza causa reazioni ambivalenti, dalla meraviglia, benedizione, illuminazione e gioia al terrore, disperazione, follia.
 
Ogni cultura del nostro pianeta ha i suoi mostri. La forma più tipica e ampiamente diffusa che viene attribuita al mostro è quella del drago.
 
Il drago è una figura mitica dai tratti serpentini presente nei miti di tutte le culture. Il drago provoca reazioni ambivalenti in base alle culture. In quelle occidentali, caratterizzate dal dualismo, il drago è un essere malefico che apporta terrore e distruzione, mentre in quelle orientali, non dualiste, è un essere luminoso, che dispensa fortuna e amore.
 
“Forse tutti i draghi nella nostra vita sono principesse che stanno solo aspettando di vederci agire, almeno una volta, con bellezza e coraggio. Forse tutto ciò che ci spaventa è, nella sua essenza più profonda, qualcosa di indifeso che vuole il nostro amore.” (Reiner Maria Rilke, nato il 4 dicembre 1875)
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