Archivi per Dicembre 2016
Blocchi e sblocchi
Ti senti bloccato, frustrato, incapace di realizzarti, hai esperienze di costanti problemi e conflitti che non riesci a risolvere, malattie, sofferenze e morti che non sei capace di sanare?
RALLEGRATI!
Vuoi superare questi blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti?
NON PROVARCI NEMMENO!
Del resto è tutta una vita che ci provi, e prima di te ci hanno provato in tanti per generazioni e generazioni, e nessuno ci è mai riuscito. Il massimo che sei riuscito a fare, o che alcuni sono riusciti a fare, è stato di superare blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti PROVVISORIAMENTE.
Poi blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti sono ritornate. E allora ti sei sentito male, in colpa o hai dato la colpa a qualcun altro, generando ancora più conflitti, problemi, malattie e morti. Tutto questo perché seguiti a credere o qualcuno continua a farti credere (che è poi la stessa cosa) che questi problemi, conflitti, malattie e morti sono un’anomalia, per cui non dovrebbero esserci e se ci sono allora è colpa tua o di qualcuno.
NON C’È NESSUNA ANOMALIA
Non hai fatto nulla di male, né hai alcuna colpa. Al contrario stai funzionando in maniera perfettamente normale. E chi ti fa credere il contrario, o i pensieri dentro di te che ti fanno credere il contrario (che è poi la stessa cosa) fanno pure parte di questa normalità.
Quindi, rallegrati!
Il mondo e la tua vita seguita a essere piena di conflitti, problemi, malattie e morti perché è stata creata proprio per questo scopo. Tutto ciò che vedi e di cui hai esperienza in questo mondo riflette la natura del suo creatore.
Certo, questa affermazione è iconoclasta, inaccettabile, quindi è preferibile lasciarla perdere, perché si tratta di un’anomalia, l’unica anomalia possibile forse.
Quando tu riconosci che questo mondo, e tutto quel che c’è, incluso te stesso (o quel che hai creduto essere te stesso) è così com’è perché è nella sua natura di essere proprio così com’è, per cui tutto ciò che ti proponi o si propongono di cambiare non cambierà davvero mai, se non provvisoriamente, ebbene allora stai attento, perché in questo caso si tratta davvero di un’anomalia.
Se inizi a percepire l’esistenza come sopra, e ci credi davvero, stai in guardia, perché questo non è affatto normale.
Allora, permettimi di salvare la faccia, di rettificare, di cambiare decisamente discorso.
Io qui non sto sostenendo che le cose sono come sopra. Ben lungi dallo screditare il creatore di questa realtà e i suoi onorevoli amministratori, il mio è un atto di omaggio.
Sto illustrando solo una strategia per superare blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti e riuscire così a vivere una vita serena, estatica e piena di letizia. Questo perché ciò è pienamente possibile, ed è pure lo scopo ultimo dell’esistenza e del suo creatore. Forse.
Il primo passo a tale riguardo è accettare pienamente blocchi, frustrazioni, ecc. Riconoscerli come la normalità.
Ti senti bloccato? Questo è del tutto normale, perché di fatto sei un blocco, la tua stessa identificazione con un corpo fisico, una personalità, o meglio con un elemento deittico (vedi articolo sulla “deissi”) è un blocco. Quindi per un essere umano sentirsi bloccato è inevitabile.
Si tratta di accettare questo blocco e quando non ti piace fare in modo di renderlo meno bloccato, passando da un blocco a un altro blocco, fino a quando riesci a sbloccarti.
Ti sblocchi quando non sei più ancorato a un solo o a pochi elementi deittici, a un solo o a pochi pronomi personali, avverbi di luogo e spazio, aggettivi dimostrativi.
Il blocco risiede nell’identificazione con una parte della deissi, quando la tua identificazione comprende tutti gli elementi deiticci ti sblocchi, e non ci sono più blocchi, frustrazioni, incapacità, problemi, conflitti, malattie, morti, perchè esse possono esistere solo tra le parti della deissi ma non nella deissi percepita nel suo insieme.
Ti sblocchi quando cessi di essere una parte della deissi e diventi la deissi stessa. E allora ti avvedi che ci sono altre deissi oltre alla deissi in cui credevi di esistere. E quindi si tratta di sbloccare anche quelle, ecc.
Con il linguaggio non posso spingermi oltre. Questo è il confine, oltre il quale segue l’esperienza di quanto sopra. E a questa esperienza sei benvenuto e invitato.
Conosci te stesso
Conosci te stesso? Non conoscerai mai chi sei, a meno che tu non conosca chi siamo noi, chi siete voi, chi sono loro, lei, lui, esso. La vera conoscenza risiede oltre i pronomi personali. I pronomi personali creano la percezione di una realtà separata. Finché ti identifichi con i limiti arbitrari dei pronomi personali, tutta la tua conoscenza sarà dominata da quei limiti. Tutta la conoscenza che otterrai conoscendo te stesso sarà solo quella della tua identità separata, la conoscenza di un’illusione, di un mondo autistico. Conoscere te stesso è una frode. Se davvero vuoi conoscere: conosci e basta!
© Franco Santoro, 2012
In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, p. 38.
Parole e impegni
In questo sito nel giro di meno di due anni sono stati pubblicati più di mille articoli.
Tante tante parole, per molti versi inutili.
Le parole sono solo strategie, non comunicano nulla di veramente significativo, a parte l’invito ad avere un’esperienza diretta. Se non hai un’esperienza diretta di ciò di cui scrivo o parlo, quello di cui scrivo o parlo diventa inutile, anzi dannoso.
Le parole appartengono a linguaggi dualistici, creati per separarci da chi siamo veramente e alimentare un’identità falsa. Talvolta alcune parole esternate con questa intenzione possono aggirare i condizionamenti culturali e risvegliare provvisoriamente chi siamo veramente. Ma poi il sistema linguistico e sociale che controlla la nostra mente dissipa tutto, instaurando nuovamente il suo dominio, a meno che non sei determinato a restare sveglio, a recuperare la tua vera natura e ad avere di essa una costante esperienza diretta.
Per avere un’esperienza diretta occorre abbandonare il mondo delle frasi e interpretazioni già fatte, dei ricettari psicologici e spirituali, di ciò che dicono e scrivono gli altri, non importa quanto saggi e illuminati, per aprirtii a una ricerca pura e priva di pregiudizi. Vuol dire ascoltare e scoprire chi sei veramente, quello che provi dentro anche se è in contrasto con i modelli dominanti, anche se è alieno a tutte le attività e gli impegni che regolano la tua vita.
Se vuoi liberarti, deprogrammarti dall’automatismo sociale, uscire dal letargo generale e svegliarti, scoprendo chi sei davvero, occorre che dai spazio e tempo prioritario alla ricerca del tuo vero sé, compiendo atti concreti ed esclusivi.
Capire chi sei, comprendere il tuo scopo nella vita, non è un attività da svolgere quando c’è tempo, durante le poche vacanze o giorni festivi in cui non devi occuparti di figli e parenti.
Per favore, evita di giustificare la tua impossibilità a trovare tempo per capire chi sei con il fatto che sei pieno di impegni (figli, lavoro, parenti, relazioni, soldi, casa, ecc.), perchè questo è il modo migliore per prenderti in giro.
Gli impegni che ti impediscono di scoprire chi sei veramente sono semplicemente il tuo NO, la tua rinuncia a chi sei veramente. Questi impegni sono la tua accettazione volontaria della condizione di vittima. Sei tu che hai permesso a questi impegni di dominarti. Gli impegni sono anestetici, sostanze tossiche intese a rimuovere la tua chiamata interiore, il riconoscimento di chi sei veramente. Finché ti anestetizzi con gli impegni, non capirai mai chi sei. Ma non solo, diventerai sempre più dipendente dagli impegni.
I tuoi impegni sono la sostanza tossica più letale. Se non trovi la forza, il coraggio, la determinazione di dire NO a questa sostanza, essa dominerà per sempre tutta la tua vita e anche quella degli altri.
Se non sai chi sei, che cosa ci stai a fare qui, ogni impegno che hai non è stato effettivamente preso da te. È stato preso da una parte aliena, estranea a te. Verso questa parte non hai alcuna responsabilità, perché non sei tu. Quindi hai tutto il diritto di dire NO, di cessare ogni impegno che hai preso credendo erroneamente di essere quel che non sei. Forse questo lo pensi da un po’ di tempo, ma hai paura delle conseguenze, di quello che potrebbe succedere, delle persone che se la prenderanno male se tu smetti di essere quel che non sei. Ma tutte queste persone sono nella tua stessa situazione. Hanno paura delle conseguenze, o peggio ancora la paura è così parte della loro vita che non la sentono nemmeno più, non sono in grado di concepire alcuna altra alternativa.
Quando ti fai dominare dagli impegni e dalla paura sei sia un tossico-dipendente sia uno spacciatore.
Allora, come vedi, ancora una volta ho scritto tante parole.
Quanto ho scritto è solo una strategia, ed è per questo che io non dibatto tramite le parole, e trovo inutile rispondere a domande e commenti.
Le parole sono un invito ad avere un’esperienza diretta di chi sei veramente.
A questo scopo offro una serie di opportunità, attraverso vari programmi, formali e informali. Se da tempo senti la chiamata, ma gli impegni te lo impediscono, credo che ci siamo capiti.
Clicca qui per i prossimi eventi.
Deissi
Non puoi capire chi sei e cosa vuoi veramente, se non capisci chi siete e cosa volete veramente, oltre a chi sono, siamo ed è, e pure cosa vogliono, vogliamo e vuole veramente, incluso anche il dove e quando di ciascuno di questi pronomi personali e altri elementi deittici. Insomma, non potrai capire chi sei finché ti identifichi con la deissi.
La tua intera percezione si fonda sulla deissi. Deissi è un termine della linguistica, derivato dal greco deîxis (indicazione), che comporta l’identificazione costante di soggetti e situazioni spazio-temporali separate. Ogni aspetto della nostra vita è percepito tramite la deissi. La tua esistenza umana si basa sulla deissi. Senza la deissi tu non esisti. Ne deriva che la tua vita in quanto essere umano è frutto di una convenzione verbale. Il linguaggio, il verbo stesso ha creato te e tutto ciò che ti attornia. Come recita il prologo del Vangelo secondo Giovanni (1:1-3):
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
Vi sono tre tipi di deissi:
1) deissi personale: definisce soggetti separati mediante l’impiego di pronomi personali (io, tu, noi, voi, ecc.)
2) deissi spaziale: individua la posizione dei soggetti separati nello spazio, tramite avverbi di luogo (qui, là, sopra, davanti, ecc.) e aggettivi dimostrativi (questo, quello, ecc.)
3) deissi temporale: colloca soggetti separati, insieme alla loro posizione nello spazio, lungo la linearità temporale, mediante avverbi di tempo (ieri, oggi, domani, adesso, ecc.) e la coniugazione dei verbi in base al tempo (futuro, presente, passato remoto, imperfetto, ecc.)
La percezione umana si fonda sulla deissi e non cambierà mai finché rimani nella deissi. Da un lato esiste un’identità separata creata dal verbo, dall’altro esiste un’identità oltre il linguaggio, e di quest’ultima proprio non si può parlare.
Ignoto
In questo mondo esistono tanti individui, gruppi, partiti, religioni che sono sicuri di sapere tutto di se stessi, degli altri, della vita e del suo scopo. Forse hanno ragione, ma se uno di loro ha ragione, ne deriva che gli altri hanno torto.
Quando metti da parte i tuoi pregiudizi, le false certezze e i dogmi riguardo ciò che sei convinto di essere, la tua vita si riempie di innocenza luminosa.
Quando ammetti di non sapere veramente chi sei, dove stai andando e da dove vieni, entri in sintonia profonda con tutte le creature viventi.
Allora, ogni respiro diventa un passo verso l’ignoto, che fai sia da soli sia insieme ad altri.
E puoi confidare che l’ignoto, commosso dalla tua innocenza, prima o poi, si rivelerà.
Inferno e paradiso dei viventi
La nostra più grande sfida in quanto esseri umani è dimostrare in modo pragmatico che la nostra immaginazione, la fantasia e tutto ciò che accade dentro di noi è la nostra vera vita e quanto di più potente esiste e può esistere.
La realtà che consideri reale, quella fisica, è anch’essa un prodotto dell’immaginazione. L’unica differenza è che si tratta di un’immaginazione collettiva di cui siamo vittime.
Come esseri umani ci costringiamo vicendevolmente a immaginare questa realtà, basata sul conflitto, la separazione, l’alternanza tra piacere e dolore, e in cui la fine è sempre la morte e nella maggioranza dei casi la sofferenza.
Esiste un’immaginazione di cui siamo vittime, priva di creatività, perché quanto immaginiamo è già stato immaginato. Questa immaginazione ha prodotto e seguita a produrre questa realtà, che Italo Calvino chiama “inferno dei viventi”. Questo inferno “non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”.
Esiste anche una libera immaginazione, che ha il potenziale di creare un paradiso. Puoi usare questa immaginazione anche da solo, pure dentro all’inferno, e percepirne il potere e la bellezza, nonostante l’inferno.
L’impresa più grande che possiamo compiere come esseri umani consiste nel liberarci da quanto siamo stati costretti a immaginare, dal nostro attaccamento a una realtà immaginata da altri, e iniziare a immaginare insieme il paradiso, dando spazio a il paradiso in ogni momento della nostra vita all’inferno.
Tuttavia, si tratta di riconoscere che il potere dell’immaginazione che sostiene l’inferno è immane. Vi sono aspetti della nostra esistenza che fanno parte dell’immaginazione infernale e che inevitabilmente seguiteranno ad essere allineati con essa, finendo come sono destinati a finire.
Se intendiamo immaginare e costruire il paradiso, occorre che facciamo i conti con l’inferno, che lo accettiamo, spostando tuttavia incessantemente l’attenzione dall’inferno al paradiso. Forse ci vorrà tanto tempo per cambiare le cose. Tuttavia ogni sforzo che facciamo ora riduce il ritardo verso il paradiso.
Nell’inferno trionfa il conflitto, la separazione, l’alternanza tra piacere e dolore, e la fine è sempre la morte.
“Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. (Italo Calvino)
