Archivi per Dicembre 2015
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19 dicembre
“L’uomo deve sognare a lungo prima di poter agire con grandezza, e il sognare è nutrito dal buio”
(Jean Genet, nato il 19 dicembre 1910 con Sole in Sagittario, Luna in Leone e Ascendente in Leone, drammaturgo francese)
Questo è il momento più buio dell’anno. Quando è buio è più facile chiudere gli occhi e sognare. Gli occhi non sono più distratti da ciò che li circonda, da cose, persone e situazioni che pretendono la tua attenzione.
Al buio non c’è più da rendere conto a nessuno. Rimani solo con te stesso e Dio. Te stesso e Dio non pretendono nulla da te. Il loro unico desiderio è che tu sia felice, che tu decida liberamente riguardo come essere felice, che tu abbracci il tuo vero sogno.
Oggi, nell’imminenza del solstizio d’inverno, puoi prendere atto dei tuoi sogni più intimi ed estatici, dissociandoli dai condizionamenti e dai pregiudizi del tuo ambiente sociale.
Se il tuo sogno è attualmente assai lontano dal modo in cui procede la tua vita quotidiana, l’atto di maggiore grandezza che puoi compiere in questo momento consiste semplicemente nel riconoscere questo sogno. Non si tratta necessariamente di fare una rivoluzione o compiere atti radicali, e senza dubbio è importante evitare in tutti i modi di abbattersi o sentirsi frustrati. Occorre semplicemente abbracciare il tuo sogno, ciò che ti anima dal profondo e dargli spazio nel tuo pensiero, nelle emozioni e nei piccoli atti di ogni giorno.
La più grande rivoluzione che puoi compiere è quella di sostenere le tue visioni luminose, lasciarle radiare dal tuo essere, spargerle come semi e consentire al vento di inviarle in terreni fertili. Puoi star certo che questi semi da qualche parte fioriranno e se continui a nutrire il tuo sogno, tenendo gli occhi ben aperti, arriverà il momento in cui si tratterà solo di raccogliere e ricevere i frutti della tua visione. E ciò ti richiederà un altro atto di grandezza, una seconda rivoluzione… (Franco Santoro)
“Ch’io perseguendo mie chimere vane
pur t’abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch’io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.”
(Guido Gozzano, nato il 19 dicembre 1883, Sole in Sagittario, Luna in Vergine, Ascendente in Gemelli,
Oggi, se vuoi, puoi scegliere con fermezza di liberare il dolore e la miseria dalla tua vita. Puoi avvederti che non serve a nulla trattenere le tue pene per dimostrare quanto sei sfortunato, come sei stato ferito e offeso. Il cielo è ancora molto oscuro, ma il ciclo dell’anno è radicalmente cambiato. La Luce ha iniziato il suo cammino di ascesa. Non importa quanto è buio il cielo, il ritorno e il trionfo della Luce sono certi.
Ma, più precisamente, della luce simulata di questo mondo che seguita patetica ad andare e venire proprio non me ne faccio un baffo. La celebro in queste occasioni per onorare il protocollo della stoltezza che ci accomuna, ma solo con la simulazione di me stesso e di ogni possibile andare e venire.
17 dicembre
16 dicembre
“La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce.”
(Philip Kindred Dick, nato il 16 dicembre 1928, Sole in Sagittario, Luna in Acquario, Ascendente in Ariete, scrittore Americano)
Bert Hellinger (9.10, 16 dicembre 1925, Leimen, Baden, Germania) psicologo, scrittore, ex-missonario e sacerdote cattolico tedesco, creatore delle Costellazioni Familiari Sistemiche.
Qui pro quo
Non amo / Chi sono, ciò che sembro. È stato tutto / Un qui pro quo (Eugenio Montale, Ossi di seppia, 13)
Ogni forma di conflitto e rancore umano è il risultato di un fraintendimento, un malinteso, un qui pro quo.
Conflitti, rancori e sofferenze esistono a causa della scorretta comprensione di un accadimento, di un’azione, di un gesto, di una frase, di un modo di essere.
Ciò che sviluppa oltre misura i conflitti, i rancori, le sofferenze è l’insistenza a considerare a tutti i costi reale il qui pro quo. Questa ostinazione raggiunge il suo apice allorché l’intera realtà in cui viviamo diventa il malinteso stesso. Quando questo accade, allora non riusciamo più a concepire nessun’altra realtà al di fuori di quella fondata su conflitti e dolori.
Il qui pro quo diventa l’unica realtà possibile, un fraintendimento globale che per poter sopravvivere necessita del preservamento del malinteso stesso, e dei conflitti e dolori che esso genera.
L’attaccamento al fraintendimento diventa l’unica garanzia per la sopravvivenza dell’identità illusoria che a seguito di un equivoco crediamo essere noi stessi.
In una lontana e imprecisata sfera del tempo è successo qualcosa per cui, a causa di un equivoco, ci siamo separati dalla realtà unitaria dell’esistenza per attaccarci a una percezione illusoria fondata su conflitti e sofferenze.
Questa percezione illusoria consiste nel credere di esistere come entità separate, in conflitto o competizione tra loro.
Tuttavia, la memoria della comprensione, del vero modo di intendere, non ci ha mai abbandonato. Sebbene nascosto da spesse nuvole, il nostro sé originale continua a sussurrarci nei meandri della mente, impiegando ogni sorta di strumento al fine di rammentarci la nostra vera matrice unitaria.
© Franco Santoro
Scopo di questo mondo
Lo scopo ultimo di questo mondo è permetterti di entrare in un altro mondo. In quel mondo esisti in unità e amore con tutta l’esistenza. La finalità della tua attuale percezione, che ti porta a identificare te stesso e gli altri come entità separate, è farti accedere a uno stato di coscienza in cui ti riconosci come parte del Tutto, dove il Tutto esiste simultaneamente dentro e fuori di te.
Lo scopo ultimo del corpo fisico è risvegliare un corpo alternativo, in unità con ogni aspetto della realtà visibile e invisibile, un corpo multidimensionale che permette spostamenti liberi e coscienti nel tempo e nello spazio.
Lo scopo effettivo delle tue relazioni è favorire la gestazione e il parto di un corpo multidimensionale, che consente di lasciare alle spalle la miseria e l’illusione della realtà fondata sulla separazione.
Ogni sofferenza e rancore che vivi a livello umano deriva dalla mancata comprensione del tuo scopo ultimo, dall’ostinazione a considerare una realtà di mera transizione, quale quella fisica, come l’unica realtà possibile.
La maggior parte delle attività e delle credenze umane promuove una percezione separata dell’esistenza finalizzata ad abortire l’emergenza della tua natura multidimensionale. Questa percezione separata può svolgere una funzione antagonista o di supporto in base alla prospettiva in cui la collochi.
Alcune pratiche transpersonali e sciamaniche sono finalizzate a favorire il risveglio della natura multidimensionale e l’accesso a realtà alternative, che ci permettono di espandere la percezione di chi e dove siamo. Queste pratiche sono intese a onorare ogni aspetto della realtà fisica, allineandolo con la sua funzione originaria.
Franco Santoro, 2010.
In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 46-47.
Il capolinea
Quando hai esperienza del massimo buio nella tua vita, di situazioni insostenibili, che non è possibile spiegare né agli altri né a te stesso, in cui non vedi alcuna via d’uscita, ebbene sappi che forse sei giunto in prossimità del capolinea, l’ultima fermata.
Il capolinea, la fine della corsa, è ciò che ogni aspetto della realtà in cui ti trovi teme maggiormente e fa il possibile per evitare, negare, fingere che non esista. Paradossalmente il capolinea è pure ciò che tutti gli aspetti di questa realtà desiderano effettivamente raggiungere, il vero scopo che motiva te e quanto ti circonda.
Ogni obiettivo, conseguimento e meta che è esaltata e promossa in questa realtà è un surrogato dell’ultima fermata, una tappa intermedia finalizzata a occultare la tappa successiva, quella ultima e finale.
Tutti i percorsi conducono all’ultima fermata, ma in questa realtà non troverai nessun percorso in cui l’ultima fermata è indicata, perché lo scopo di questa realtà è nascondere l’ultima fermata, rimuoverla dalla tua coscienza.
Tutti i percorsi di questa realtà, inclusi quelli dichiaratamente spirituali ed esoterici, indicano solo le fermate intermedie. Man mano che si avvicinano all’ultima fermata questi percorsi si restringono, diventano sempre meno visibili e accessibili, fino a scomparire interamente.
All’ultima fermata ci arrivi da solo, senza alcuna mappa o orario ferroviario. Ci arrivi credendo di esserti perso. Ci giungi quando ti trovi al confine tra questa realtà e tutto quanto questa realtà ha rimosso e negato. Con indicibile approssimazione questo confine può essere descritto come la frontiera tra la separazione e l’unità.
Quando hai esperienza del massimo buio nella tua vita, di situazioni insostenibili, che non è possibile spiegare né agli altri né a te stesso, in cui non vedi alcuna via d’uscita, ebbene sappi che sei giunto in prossimità del capolinea, l’ultima fermata.
Se vivi o hai vissuto questa esperienza, rallegrati, perché l’ultima fermata indica che hai raggiunto la tua destinazione. E a quel punto si tratta di scegliere se rimanere o scendere dal treno.
© Franco Santoro
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