“Bisognerà per forza attraversare alla fine la porta dello spavento supremo” recita una nota canzone[1]. Se presti attenzione puoi notare che la vita è una fuga incessante da qualcosa. L’intera umanità è una specie in fuga. Si tratta di una fuga disperata appunto perché non è possibile scappare, sebbene ciò non impedisca l’eventualità di illudersi di poterlo fare.
Si può fuggire in tanti modi, viaggiando in prima, seconda o terza classe, ma si tratta sempre di una fuga. Da cosa stiamo fuggendo?
Da qualcosa che fa paura, così tanta paura che scappando per tutta la vita e per generazioni non si sa più nemmeno cos’è. Non sappiamo neanche che stiamo fuggendo. La fuga diventa la normalità, che è l’unico modo per dimenticare sia la fuga sia ciò da cui si sta fuggendo.
Da cosa stiamo scappando? Stiamo fuggendo da un’esperienza terrificante. Non è possibile descriverla attraverso i linguaggi umani, creati di proposito per fuggire. Quando avverti solo il sentore di ciò da cui stai fuggendo ti ammutolisci sia dentro sia fuori, non puoi più parlare né pensare, poiché tutto il parlare e pensare fa parte della fuga. Non puoi nemmeno muoverti, perché ogni movimento fa parte della fuga. La specie umana esiste proprio in virtù di quanto non vuole accettare e riconoscere, e da cui senza sosta fugge.
Ciò da cui fuggiamo si può identificare grosso modo con una parola chiave del linguaggio umano: amore.
Si tratta tuttavia di un amore molto diverso da quello cui siamo abituati: è amore totale, incondizionato, estasi suprema, fusione con tutto e tutti. L’amore è ciò da cui l’umanità è terrorizzata, perché una volta che trionfa l’amore l’umanità cessa di esistere.
All’amore, a questo spavento supremo, al suo riconoscimento, alla sua accettazione, alla consapevolezza multidimensionale e alla trasformazione dell’umanità in una forza che si muove cosciente verso lo spavento supremo è dedicato il nostro provvisorio tentativo di ricerca.
[1] Franco Battiato, Manlio Sgalambro, “La porta dello spavento supremo”, Dieci stratagemmi, 2004.
In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 96-97.
© Franco Santoro
Quello che c’è ciò che verrà
ciò che siamo stati
e comunque andrà
tutto si dissolverà
Nell’apparenza e nel reale
nel regno fisico o in quello astrale
tutto si dissolverà
Sulle scogliere fissavo il mare
che biancheggiava nelll’oscurità
tutto si dissolverà
Bisognerà per forza
attraversare alla fine
la porta dello spavento supremo
(Manlio Sgalambro, Fleur Jaeggy)